CURIOSITA'


Come arrivare al "Fulvio Bernardini" di Trigoria

Come raggiungere il centro sportivo dell'A.S. Roma "Fulvio Bernardini" a Trigoria

 

• In macchina:

Uscita 25 del G.R.A. : via Laurentina direzione Ardea-Trigoria. Percorrere la via Laurentina ed al primo semaforo svoltare a destra su Via di Trigoria.

 

• Con i mezzi pubblici:

- Dalla stazione Fs Termini: prendere la metro B direzione Laurentina; scendere alla fermata metro S. Paolo Basilica e prendere il bus 707;

 

- Dall'aeroporto di Roma Ciampino:

prendere il bus navetta fino alla fermata della metropolitana A "Anagnina"; scendere a "Termini" e prendere la metro B direzione Laurentina; scendere alla fermata metro "S. Paolo Basilica" e prendere il bus 707;

 

- Dall'aeroporto di Roma Fiumicino:

Prendere il treno navetta fino alla fermata della metropolitana B "Magliana"; prendere la metro B in direzione Rebibbia e scendere alla fermata metro "S. Paolo Basilica"; prendere il bus 707


L'A.S. Roma in Liguria in Coppa Italia

Se in Campionato il computo complessivo è deficitario, in Coppa Italia, invece, in Liguria, sempre a Genova, l'A.S. Roma ha dei ricordi più lieti: i giallorossi, infatti, nella stagione 1985-1986, hanno vinto la loro sesta Coppa Italia, nella doppia finale giocata contro la Sampdoria. Gara d'andata, giocata al "Luigi Ferraris" il 7 giugno 1986, terminata 2-1 (rete di Tovalieri per i capitolini), poi ribaltata, sette giorni dopo, con un 2-0 (reti di Desideri e Cerezo per i giallorossi).

Questa la formazione giallorossa: Gregori, Oddi, Gerolin, Desideri, Lucci, Righetti, Graziani, Giannini, Pruzzo (83' Impallomeni), Di Carlo, Tovalieri (85' Cerezo). All.: Eriksson.

Successo bissato nella stagione 1990-1991, quando l'A.S. Roma, dopo il 3-1 (autorete di L. Pellegrini, Berthold e Voeller per i giallorossi) nella gara d'andata giocata allo stadio "Olimpico", il 9 giugno 1991, pareggiando 1-1 (rete di Voeller per i giallorossi) ed alzarono al cielo la loro settima Coppa Italia.

Questa la formazione giallorossa: Cervone, S. Pellegrini, Carboni, Gerolin, Aldair, Nela, Desideri, Di Mauro, Voeller (84' Salsano), Giannini (67' Tempestilli), Rizzitelli. All.: Bianchi.


L'A.S. Roma in Liguria in Campionato

L'A.S. Roma ha giocato in Liguria, in Campionato, 114 partite, tutte disputate a Genova, contro Sampdoria, Genoa, Liguria e Sampierdarenese.

Il computo totale delle sfide è di 20 vittorie, 37 pareggi e 57 sconfitte, 102 i gol fatti e 158 quelli subiti.

Questo il dettaglio delle sfide:

Sampdoria-Roma: 58 gare giocate (9 vittorie, 21 pareggi e 28 sconfitte. 45 i gol fatti e 74 i gol subiti)

Genoa-Roma: 48 gare giocate (8 vittorie, 15 pareggi e 25 sconfitte. 48 i gol fatti e 75 i gol subiti)

Liguria-Roma: 5 gare giocate (1 vittoria, 1 pareggio e 3 sconfitte. 6 i gol fatti e 8 gol subiti)

Sampierdarenese-Roma: 3 gare giocate (2 vittorie, 0 pareggi e 1 sconfitta. 3 i gol fatti e 1 gol subito)

A Genova, l'A.S. Roma ha conquistato matematicamente il suo secondo scudetto. Era l'8 maggio 1983 quando i giallorossi, allenati dal "Barone" Liedholm, pareggiarono 1-1 con il Genoa, grazie alla rete di Roberto Pruzzo.

Questa la formazione giallorossa scesa in campo al "Luigi Ferraris": Tancredi, Nappi, Nela, Vierchowod, Righetti, Ancelotti, Di Bartolomei, Falcao, Conti, Chierico, Pruzzo.


La prima volta del Capitano da noi...

La prima volta in cui Francesco Totti venne nella nostra provincia fu nell'estate del 1991, quando "il capitano" partecipò, con la formazione "Primavera" allenata da Luciano Spinosi, al "34° Torneo internazionale" organizzato dalla società sanremese della Carlin’s Boys.

Il sedicenne Francesco Totti, pochi mesi dopo, il 28 marzo 1993, debuttò in Serie A contro il Brescia al "Rigamonti", lanciato da Vujadin Boskov.

 

 

 

 


L'A.S. Roma al Torneo Internazionale Carlin's Boys

I giallorossi hanno vinto il Torneo Internazionale Carlin’s Boys, organizzato a Sanremo, in tre occasioni nel 1957, nel 1988 e nel 1991.

Ecco nel dettaglio le 3 edizioni vinte dall'A.S. Roma.

11° edizione 1957 (disputata dal 20 al 25 agosto 1957)

1° Turno.

A.S. Roma-Carlin’s Boys: 2-0

A.S. Roma-Lugano: 3-0

Semifinale

A.S. Roma-Modena: 2-0

Finale

A.S. Roma-Inter: 1-0 (rete decisiva di Compagno al 33')

31° edizione 1988 (disputata dal 20 al 25 agosto 1988)

I giallorossi allenati da Luciano Spinosi affrontano in finale l'Inter di Giampiero Marini: sono i neroazzurri a passare in vantaggio, al 13', con un gol di Cara. Chiusi in svantaggio i primi 30', i giallorossi si ripresentano molto più decisi nella ripresa, velocizzando la manovra e ribaltano il risultato. Entrambe le reti della Roma portano la firma di Riccardi, che prima sfrutta, sulla linea di porta, una finta di Aiello (tra i migliori in campo e vincitore del titolo di capocannoniere del torneo con 3 gol) e poi spedisce di forza in porta un pallone che aveva scavalcato il numero uno nerazzurro in maldestra uscita.

 

36° edizione 1991 (disputata dal 18 al 25 agosto 1991)

I giallorossi eliminano, nella fase eliminatoria la Carlin's Boys, per 6-0 ed il Parma per 1-0 ed in semifinale la Cremonese per 1-0. In finale, il 24 agosto 1971, affrontano la Juventus allenata da Antonello Cuccureddu: dopo l’1-1 al termine dei tempi regolamentari, con vantaggio romanista realizzato al 48' da Alessio Scarchilli (premiato miglior giocatore del Torneo) e pareggio juventino di Artico al 63' ed i supplementari, i giallorossi trionfano ai rigori per 4-3 (penality della Roma realizzati da Guido Rossi, Arcese e Beretta).


Giallorossi "al pesto"

La Liguria ha dato pochissimi giocatori alla nostra A.S. Roma, per l'esattezza undici, ma due di essi sono stati inseriti nella ristretta cerchia della Hall of fame giallorossa.

Non hanno certo bisogno di presentazioni: sono Roberto Pruzzo e Sebastiano Nela.

Roberto Pruzzo, nato a Crocefieschi(GE) il 01-04-1955, O' Rey di Crocefieschi, idolo incontrastato della "Curva Sud" per tutto il corso degli anni '80, è sicuramente tra i migliori attaccanti che abbiano giocato con la maglia della Roma.

Si segnala giovanissimo nel Genoa, dove segna una caterva di reti che ne fanno uno degli oggetti del desiderio degli squadroni della Serie A. Per fortuna della Roma, nel 1977-78 la sua prolificità segna un lieve passo all'indietro, facendo sorgere qualche dubbio negli operatori di mercato e Anzalone ne approfitta per farlo sbarcare a Roma (anche se i soldi li mette Dino Viola).

Al suo primo anno romano, non combina moltissimo: la squadra lotta per non retrocedere e lui viene coinvolto nel disastro generale. Anche la seconda stagione, la prima dell'era Viola, inizia sulla stessa falsariga, tanto che lo stesso Pruzzo, in una intervista, dichiara di non riconoscersi più.

Poi, le cose vanno a posto e, con l'assistenza di Bruno Conti, il bomber ricomincia a centrare la porta, senza più fermarsi. Diventa il terminale offensivo micidiale di una squadra che dà spettacolo su tutti i campi italiani e vince tre classifiche dei cannonieri.

Solo la nazionale, rimane un tabù: Bearzot predilige il più manovriero Graziani e a lui non rimane che da assistere in televisione alla conquista del mondiale spagnolo.

La sua nazionale, rimane la Roma, con la quale fa mirabilie anche a livello internazionale. Nell'edizione della Coppa dei Campioni del 1983-84, vince praticamente da solo la semifinale col Dundee e mette a segno la rete del pareggio nella finalissima col Liverpool, dimostrando che l'ostracismo di cui è vittima da parte di Bearzot è una palese ingiustizia.

Non gli basta nemmeno la straordinaria stagione che precede il mondiale messicano, per guadagnarsi una chiamata.

Sarà quello l'ultimo acuto di una grandissima carriera, che si concluderà con 133 reti in serie A, delle quali ben 106 in maglia giallorossa in 240 gare giocate, un titolo di Campione d'Italia (1983), quattro Coppa Italia (1980, 1981, 1984 e 1986), tre volte Capocannoniere (1981, 1982 e 1986).

 

Sebastiano Nela, nato a Rapallo (GE) il 13-03-1961, arriva a Roma, come una sicura promessa. Lo conoscono in pochi, ma per lui garantisce il fatto che lo abbia voluto Liedholm.

È un terzino dalle cosce ipertrofiche e dal fisico spaventoso, tanto che appena lo vede, la tifoseria lo ribattezza "Hulk". E non è un paragone azzardato, vista la sua incredibile forza fisica.

Falcata ampia e possente, grande velocità di base, grande colpo di testa. Ma anche tanta intelligenza, che gli consente di crescere in maniera esponenziale negli anni romani. È un sinistro che però si adatta a giocare a destra, per la contemporanea presenza di Maldera. E lo fa alla grande.

Le sue sgroppate sulla fascia ricordano un poco quelle di Francesco Rocca e diventano un diversivo efficacissimo quando le corsie centrali si intasano.

È tra i protagonisti dello scudetto 1982-83 e anche la Nazionale si accorge di lui, anche se la concorrenza è tremenda. Fa il suo esordio nel 1984, contro la Germania, ma poi deve accontentarsi di sole cinque presenze e di guardare dalla panchina la disfatta dei Campioni del Mondo in Messico, nel 1986.

Poco male, la sua Nazionale è la Roma, ove i tifosi lo adorano per il modo garibaldino di partire sulla fascia e l'impeto con cui si getta su ogni pallone.

Nel 1987 si rompe un ginocchio, ma riesce a riprendersi e torna a giocare ai suoi livelli.

Negli ultimi anni, si sposta al centro, ove può far valere il suo grande fisico e l'abilità nei colpi di testa, oltre alla rapidità nelle chiusure.

Nell'estate del 1992, con l'arrivo di Ciarrapico, per lui non c'è più posto e viene ceduto a stagione in corso.

In totale 281 presenze e 16 gol realizzati in Campionato, un titolo di Campione d'Italia (1983) e tre Coppa Italia (1984, 1986 e 1991).

 

Nati nella provincia di Genova sono anche Marco Lanna e Giacomo Narizzano.

 

Marco Lanna, nato a Genova il 13-07-1968, arriva a Roma nell'estate del 1993, per colmare il vuoto lasciato da Aldair, infortunatosi nel finale della stagione precedente.

Sensi ha già provveduto a bloccare Pagliuca, ma il grave infortunio del difensore brasiliano lo costringe a rivedere i suoi piani, chiedendo a Mantovani di dargli invece Lanna.

Difensore centrale, si forma nella Sampdoria e con la stessa vince, a sorpresa, il campionato 1990-91.

Ottimo sull'anticipo, forte di testa e non eccessivamente falloso, si impone presto all'attenzione generale come uno dei migliori difensori del panorama nazionale, tanto da raggiungere l'azzurro nel dicembre del 1992.

La sua avventura romana comincia senza eccessivi clamori, ma col tempo conquista critica e tifoseria, grazie ad una ottima continuità di rendimento e alla serietà.

Poi, arriva la disgraziata stagione 1996-97, quella di Carlos Bianchi e anche lui rimane travolto dalla frana generale.

All'improvviso, il bel difensore degli anni precedenti lascia il posto ad un altro giocatore, in completa crisi di identità, crisi del resto comune a gran parte della rosa. Alla fine dell'anno arriva il repulisti e anche a Lanna viene dato il benservito, con uno score di 113 presenze e 2 gol realizzati.

 

Giacomo Narizzano, nato a Genova il 30-08-1898, cresciuto nelle giovanili del Genoa, nel 1921 viene ingaggiato dal Vado, squadra ligure che proprio in quella stagione andrà a vincere la prima Coppa italia della storia, anche se non giocò nemmeno un minuto.

Negli annali si perdono le sue tracce fino alla stagione 1925-26, quando torna al Genoa ed esordisce nella sconfitta esterna per 1-0 contro la Cremonese del 2 maggio 1926. Solo un’altra partita in quell’anno, e un’altra sconfitta.

Nel 1927 arriva a Roma e ritrova mister Garbutt, che, esortato da Italo Foschi, aveva lasciato il Genoa per la panchina della Roma, appena nata e da subito vogliosa di successi.

Narizzano continua però a giocare poco, solo quattro presenze e un gol nella sua prima e unica stagione in giallorosso.

L’ esordio con la Roma è contro il Casale, mentre il suo unico gol è il primo di un Roma-Novara 4-1 del 15 gennaio 1928.

Nessun minuto nella Coppa Coni, il primo trofeo vinto dalla Roma.

 

Tre sono nativi della provincia di Savona: Christian Panucci, Maurizio Turone e Stephan Kareem El Shaarawy. 

 

Christian Panucci, nato a Savona il 12-04-1973, neanche ventenne esordisce in serie A con il Genoa, in cui giocava nella Primavera.

Nel 1992-1993 diventa praticamente titolare facendosi notare dalle grandi squadre, tra cui il Milan di Fabio Capello, che decide di ingaggiarlo per farlo affermare anche in rossonero praticamente da subito come titolare nel ruolo di terzino destro.

In tre anni al Milan vince praticamente tutto quello che c'è da vincere: 2 scudetti, una Champions League, una Supercoppa Italiana e una Supercoppa Europea.

Nel 1996 segue il suo "maestro" Fabio Capello al Real Madrid e diventa il primo italiano a vestire la maglia delle Merengues: in tre anni a Madrid vince uno scudetto e una Champions League.

Torna poi in Italia, sempre a Milano, ma sponda nerazzurra. Cominciano i problemi di gestione per gli allenatori con Panucci.

Marcello Lippi, durante un incontro, chiede a Panucci seduto in panchina di prepararsi a scendere in campo, ma lui si rifiuta. I rapporti tra i due si irrigidiscono e a fine anno Panucci viene mandato in prestito al Chelsea e poi al Monaco, in Francia.

A Londra vede molto poco il campo, un po' di più a Montecarlo.

È di nuovo Fabio Capello a volerlo al suo servizio e lo porta alla Roma appena vincitrice dello scudetto.

Con i giallorossi Panucci resta ben 8 stagioni ricoprendo all'occorrenza sia il ruolo di terzino che quello di centrale difensivo.

Anche con Capello ha diversi screzi, sempre dovuti alla mancanza di professionalità quando viene chiamato in causa partendo dalla panchina.

Anche con Spalletti i rapporti non sono dei più rosei, tant'è che nella stagione 2008-2009 viene dapprima escluso dalla lista Uefa e poi messo fuori rosa, fino alle pubbliche scuse del giocatore verso il tecnico e i tifosi.

In totale con la Roma conta 229 presenze in serie A e 20 reti realizzate, due Coppa Italia (2007 e 2008) ed una Supercoppa Italiana (2007).

 

Maurizio Turone nato a Varazze (SV) il 27-10-1948, il suo nome è indissolubilmente legato alla famosa rete annullata dall'arbitro Bergamo alla mezzora di Juventus-Roma del maggio 1981, quando arrivato dalle retrovie, riuscì a spedire il pallone alle spalle di Dino Zoff nel tripudio delle migliaia e migliaia di tifosi giallorossi convenuti al Comunale per sostenere l'assalto dei capitolini al primato bianconero.

Eppure, Turone ha giocato per ben dieci anni ad alti livelli in massima serie, prima con la maglia del Milan, poi col Catanzaro e infine a Roma.

La sua carriera inizia infatti nel 1969, a Genova, quando si fa notare in una squadra che pure sta inesorabilmente scendendo per la prima volta nella sua storia in terza serie. Rimane per tre anni sotto la Lanterna, per poi essere chiamato da Nereo Rocco al Milan, ove riesce ad emergere dopo una dura gavetta.

Gioca soprattutto al centro della difesa, ove dimostra di essere estremamente arcigno. Forte nell'anticipo, duro, ottimo nel gioco di testa, sa anche uscire con discreta eleganza dalla sua area con la palla al piede per impostare la manovra. In rossonero vince anche una Coppa delle Coppe e due Coppe Italia, partecipando alla famosa disfatta di Verona del 1974 che costa uno scudetto che sembrava ormai certo.

Nell'estate del 1978, il Milan decide di puntare su un certo Franco Baresi e, anche in considerazione dell'età che avanza, lo lascia al Catanzaro.

Sembra la fine della sua carriera di alto livello, invece, a sorpresa, alla fine della stagione arriva la Roma a richiederlo.

Il suo acquisto è stato espressamente richiesto da Nils Liedholm, il quale ne conosce le capacità e vuole puntare su di lui per il gioco a zona che sta costruendo nella capitale. Nell'estate del 1980, aggiunge un altra Coppa Italia alla sua personale bacheca, ma il meglio deve ancora arrivare.

Nella stagione successiva, infatti, la Roma letteralmente trasformata dalla cura del Barone si ritrova in testa alla classifica per lunghi tratti e viene superata solo a poche domeniche dal termine dalla Juventus. Alla terzultima giornata, però, è in programma il rendez vous tra le due formazioni a Torino.

La partita diventa subito una corrida, con Furino che si fa cacciare fuori all'inizio della ripresa per un fallaccio su Falcao. A quel punto la Roma si riversa in avanti e sembra sul punto di straripare. Alla mezzora, su un cross che arriva dalla trequarti, proprio lui riesce finalmente a buttarla alle spalle di Zoff, ma il suo tripudio, e quello delle migliaia di tifosi romanisti arrivati nel capoluogo sabaudo con ogni mezzo, viene strozzato dal fischio di Bergamo, che annulla la rete.

Consegnando al contempo il suo nome alla leggenda del calcio italiano, per un episodio che ancora oggi tutti ricordano...

74 presenze in Campionato e 2 gol realizzati (3 sul campo direbbe qualcuno) e due Coppa Italia (1980 e 1981)

 

Stephan Kareem El Shaarawy, nato a Savona il 27-10-1992, er via delle sue origini egiziane, è chiamato il "Faraone".

Talento precoce, si mette in luce nelle giovanili del Genoa e con la squadra ligure esordisce in Serie A a poco più di 16 anni, entrando a far parte (all'epoca) dei dieci più giovani esordienti in Serie A.

Dopo due stagioni al Genoa, passa in prestito al Padova in Serie B, dove conferma quanto di buono ha fatto già vedere tra le formazioni giovanili.

Gli occhi del Milan puntano fortemente su di lui e la squadra rossonera riesce a portarlo a Milano l'anno seguente.

Nella squadra rossonera, nonostante la concorrenza sia elevatissima, El Shaarawy esplode definitivamente dimostrando di essere uno dei migliori giovani in circolazione sia in Italia che nel panorama europeo, conquistando anche la Nazionale Italiana nella sua seconda stagione al Milan, dove su 37 partite realizza la bellezza di 16 reti.

Le annate seguenti non sono altrettanto prolifiche sia sotto il profilo del gol che delle prestazioni, perché viene fermato da una serie di infortuni muscolari che lo limitano molto, fino a costringere la società di Milanello a cederlo in prestito al Monaco, in Francia.

Qui, nonostante ritorni a giocare con continuità, ma senza essere mai decisivo, si ferma ad appena 15 presenze, perché nella clausola del prestito è previsto che alla sedicesima presenza il Monaco è costretto ad acquistarlo definitivamente.

Viene così messo ai margini della squadra finché la Roma non decide di puntare sul suo riscatto.

Riscatto che puntualmente arriva, ed El Shaarawy si ritrova sia come calciatore dotato di grande talento, che come realizzatore: indimenticabile la sua doppietta al Chelsea in Champions League.

Ad oggi, per "Il faraone", 81 presenze in Campionato e 23 gol realizzati.

 

Due sono, invece, i nativi nella provincia di La Spezia: Giorgio Bernardin e Sergio Carpanesi.

 

Giorgio Bernardin, nato a Bonassola (SP) il 24 - 04 - 1928 e deceduto nella stessa cittadina levantina il 28-06-2011, è una meteora nella storia romanista. Eppure, Bernardin ha avuto una carriera abbastanza importante prima di arrivare nella capitale.

Si rivela nel Lecce, in terza serie, ove disputa due stagioni di alto livello, proponendosi come uno dei giovani emergenti del nostro calcio. Centromediano duro, ma anche dotato di discreta tecnica, sa spezzare il gioco avversario e far ripartire il proprio con indubbia abilità.

Quando la sua crescita sembra farsi esponenziale, viene acquistato dalla Spal di Mazza, sempre alla ricerca di giovani da svezzare e rivendere a cifre enormemente maggiorate. A Ferrara si conferma ad alti livelli, senza risentire del salto di categoria e l'Inter punta su di lui per sostituire il grande Attilio Giovannini, dopo che a lungo è stato in procinto di passare alla Lazio. Una buona stagione in nerazzurro, non vale però a convincere del tutto l'ambiente, per cui arriva la cessione alla Triestina, ove ancora una volta giostra ai consueti livelli di rendimento.

Da quel momento è un tourbillon di trasferimenti tra Milano e Trieste, sino al 1959, quando è la Roma a puntare su di lui. Forse sarebbe il caso di ripensare al fatto che l'Inter non ha mai risolto il dubbio, indice di una mancanza di personalità e dalla difficoltà, chiara ormai, per lui di ambientarsi in una metropoli, ma alla Roma di quegli anni, la ponderatezza sembra proprio difettare. Forse, si spera in una ulteriore evoluzione o nella sua definitiva maturità.

Nella capitale, però, non riesce mai a trovare il filo del discorso. Viene chiamato soltanto quattro volte in campo, senza mai riuscire a far vedere il suo reale valore, tanto che Roma diventa la pietra tombale della sua carriera ad alto livello.

 

 

Sergio Carpanesi, nato a La Spezia il 22-03-1936, è un ottimo mediano anni '50 e '60, che meriterebbe forse maggior fortuna e riconoscimenti.

Cresce nella Fiorentina, ove però si vede precludere la strada dai tanti campioni che affollano il centrocampo viola in quel lasso di tempo.

Ceduto al Palermo, fa vedere le sue doti che sono non proprio irrilevanti. È un mediano grintoso, ma anche buon tecnico, tanto che quando decide di andare in avanti palla al piede, è molto difficile togliergliela.

Dopo Palermo, passa alla Spal e, dopo l'ennesimo ottimo torneo, è la Roma ad acquisirlo.

Si tratta di una Roma che sta rapidamente decadendo, dopo le grandi ambizioni di Anacleto Gianni e Marini Dettina, ma Carpanesi riesce comunque a togliersi lo sfizio di vincere una Coppa Italia (1961) ed una Coppa delle Fiere (1961) e di diventare un punto fisso della squadra.

Due, infine, sono nativi della provincia di Imperia: Pietro Acquarone e Ernesto Tomasi.

 

Pietro Acquarone, nato ad Arma di Taggia (IM) il 23-01-1917 e deceduto a Sanremo (IM) il 01-05-1993, è un mediano di non grandissima qualità, che si afferma giovanissimo nella Sanremese, in serie B.

È un centrocampista di non eccelse doti tecniche, ma molto aggressivo e compensa con l'intensità del gioco la classe non elevatissima.

La Roma, che sta costruendo la squadra che vincerà il titolo, lo preleva dalla società ligure nel 1940, con il chiaro intento di preparare alternative ai titolari in grado di prenderne il posto in caso di necessità, ma in maglia giallorossa, Acquarone non riesce mai a convincere nelle rare occasioni in cui Schaffer lo chiama in prima squadra. Se l'intensità del suo gioco è elevata, non altrettanto si può dire per la tecnica, che non è eccelsa e questo alla lunga gli preclude i massimi livelli.

E anche dal punto di vista mentale, la grande città non è propriamente il suo ambiente ideale.

Nelle cinque partite in maglia giallorossa, dimostra una certa fragilità di carattere che non depone certo a suo favore e lo porta presto ai margini della squadra.

 

Ernesto Tomasi, nato a Ventimiglia il 30-10-1906 e deceduto nella città frontaliera il 06-04-1997, si forma nel Savona, per poi trasferirsi in Francia al Nizza, uno dei primi giocatori italiani in assoluto ad emigrare.

Dopo tre buone annate con la squadra rivierasca, torna in Italia, alla Roma, ove dimostra presto di essere interno estremamente affidabile.

Le sue buone doti tecniche, si sposano ad una buona predisposizione alla geometria in una miscela che da luogo ad un rendimento medio sempre abbastanza alto. Coi vari Bernardini, Scopelli, Scaramelli e Frisoni, compone un reparto centrale capace di filtrare il gioco avversario e far ripartire il proprio in maniera ottimale.

In giallorosso rimane quattro stagioni, nel corso delle quali si afferma come uno dei migliori centrocampisti del nostro calcio, collezionando 105 presenze e realizzando 16 reti.

 

 

Infine, non nato nella nostra provincia, ma a Roma il 03-03-1931, ma deceduto ad Imperia, l'11-07-2001, è Aldo Nardi che fa il suo esordio giovanissimo, non ha ancora compiuto diciassette anni, in una partita contro la Triestina, a Valmaura.

Non è uno dei peggiori, ma da quel momento ritorna a giocare coi pari età, anche perchè la Roma è in grande difficoltà ed è meglio non affidarsi ai ragazzini.

Con la maglia giallorossa gioca solo un'altra partita, nel 1950-51, anche perchè nel frattempo Sacerdoti ha cominciato a rinforzare in maniera esponenziale la rosa e si fa sempre più difficile vincere la concorrenza interna. E poi lui non ha un nome altisonante, per cui finisce presto ai margini della squadra. 

Curiosità: nel 1952 compare in veste di calciatore nel film di Camerini “Gli eroi della domenica”, con Raf Vallone, l'attore ex ala del Torino. Si tratta di una delle rarissime pellicole sportive non comiche girate in Italia. Nardi, nel film, marca nientedimeno che Liedholm, presente nel cast con Gren e Nordhal in persona.

 

Tutti questi dati sono tratti dallo splendido sito internet  almanaccogiallorosso.it